Secondo il Ministero delle Finanze nipponico, ad aprile scorso la bilancia commerciale del Giappone ha registrato un passivo di 463,7 miliardi di yen (ca. 4 miliardi di euro). A causa delle ripercussioni del terremoto-tsunami del Tohoku, la produzione di automobili e semiconduttori sta tuttora ristagnando quindi le esportazioni sono calate bruscamente del 12,5% rispetto ad aprile 2010. Dall’altro lato, le importazioni hanno segnato un +8,9%, sospinte principalmente dalla crescita degli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto (LNG). Per la ripresa della produzione industriale ci vorrà ancora tempo, perciò gli analisti prevedono che il disavanzo commerciale persisterà.

Sempre ad aprile, le esportazioni hanno raggiunto il valore di 5.156 miliardi di yen (ca. 44,8 miliardi di euro). Nel dettaglio merceologico, le automobili hanno perso il 67% sullo stesso mese 2010, risentendo delle difficoltà nell’approvvigionamento dei componenti legate al disastro sismico. Le esportazioni di componenti elettronici e semiconduttori, dirette principalmente in Asia, hanno perso il 19%. Diminuzioni sensibili anche per i personal computer e altri calcolatori elettronici, nonché per i prodotti alimentari a causa dei provvedimenti cautelari adottati da alcuni paesi clienti, per i timori di contaminazione a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Geograficamente, le esportazioni complessive hanno perso il 6,8% verso la Cina e il 23,3% verso gli USA.

Le importazioni sono scese a 5.619 miliardi di yen (ca. 48,9 miliardi di euro). Il caro petrolio e le maggiori importazioni di LNG, per sopperire alla carenza energetica, hanno gonfiato la bolletta energetica del Giappone. Diminuite, invece, le importazioni di personal computer dalla Cina e di parti elettroniche dagli Stati Uniti.