Secondo quanto è stato accertato il 28 marzo dal Ministero degli Esteri nipponico, fra le ambasciate a Tokyo che avevano chiuso temporaneamente a seguito del grande terremoto del Tohoku, quelle di almeno 12 paesi hanno ripreso le attività lo scorso fine settimana. Lo stesso ministero ha affermato che la ragione sia riscontrabile nel fatto che è migliorato l’ambiente di lavoro per i dipendenti, nonostante non cambi la situazione di pericolo nella prima centrale nucleare di Fukushima. Al momento erano ancora chiuse le ambasciate di 16 paesi.

Poiché gli spostamenti e il lavoro dei dipendenti erano divenuti difficili a causa delle interruzioni elettriche programmate e della scarsità di carburante, conseguenti al terremoto, dal 14 marzo scorso si erano susseguite le chiusure delle varie cancellerie.

Il 28 marzo Toyota ha riaperto due fabbriche in Giappone (in provincia di Fukuoka e di Aichi), riprendendo la produzione di tre modelli di auto ibride, la Prius e le Lexus CT200h e HS250h. La chiusura era avvenuta il 14 marzo a causa dell’interruzione delle forniture di alcune parti prodotte da aziende situate nell’area devastata dal grande terremoto del Tohoku. Per gli altri stabilimenti produttivi del colosso nipponico non è ancora stato deciso nulla poiché si sta ancora cercando di riassicurare le forniture di alcuni componenti.

Secondo il Governo nipponico, nel quarto trimestre del 2010 il PIL del Giappone è diminuito dello 0,3% in termini reali (-0,6% nominale) sul periodo precedente: è stata la prima variazione di segno negativo in cinque trimestri, che però si è rivelata migliore delle attese.

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Continuando la fase di difficoltà per l’occupazione, a dicembre del 2010 il numero di famiglie titolari di assegni sociali ha raggiunto il nuovo massimo storico di 1.430.000 nuclei, pari a 1.990.000 persone. Lo ha reso noto il Ministero della Salute nipponico.

I due colossi dell’acciaio nipponico, la Nippon Steel Corp. e la Sumitomo Metal Industries Ltd., hanno annunciato di aver iniziato a valutare la possibilità di fondersi, dando alla luce un megagruppo con una produzione annua di 48 milioni di tonnellate (anno 2010), la seconda maggiore del mondo dopo quella della lussemburghese Arcelor Mittal SA, pari a 73,2 milioni t (anno 2009).

L’obiettivo è di formalizzare la fusione in data 01/10/2012, dopo aver ottenuto il benestare da parte del garante antitrust.

La scelta è dettata da esigenze di crescita dimensionale per affrontare le difficoltà conseguenti al rincaro delle materie prime, al forte yen e alla spietata concorrenza di altri paesi produttori quali la Cina.