Secondo Teikoku Databank, a fine maggio scorso in Giappone i fallimenti aziendali dovuti alle ripercussioni del terremoto-tsunami del Tohoku (intensità 9 shindo della scala giapponese) hanno raggiunto i 131 casi. A due mesi e mezzo dal disastro, il numero di bancarotte è quindi pari a 2,5 volte quello registrato nello stesso arco temporale dopo il precedente grande terremoto di Kobe (7,3 shindo) avvenuto il 17/01/1995.

Dei 131 casi, 16 appartengono al settore alberghiero e 14 a quello automobilistico. Nella graduatoria secondo la residenza, la regione del Kanto (34 aziende) precede il Tohoku (34) e il Chubu (13). Gli effetti indiretti del sisma, quali i danni a fornitori e clienti, hanno causato oltre l’80% dei crac.

Secondo il Ministero delle Finanze nipponico, ad aprile scorso la bilancia commerciale del Giappone ha registrato un passivo di 463,7 miliardi di yen (ca. 4 miliardi di euro). A causa delle ripercussioni del terremoto-tsunami del Tohoku, la produzione di automobili e semiconduttori sta tuttora ristagnando quindi le esportazioni sono calate bruscamente del 12,5% rispetto ad aprile 2010. Dall’altro lato, le importazioni hanno segnato un +8,9%, sospinte principalmente dalla crescita degli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto (LNG). Per la ripresa della produzione industriale ci vorrà ancora tempo, perciò gli analisti prevedono che il disavanzo commerciale persisterà.

Il Governo nipponico ha reso pubblica l’intenzione di esonerare per un anno le imprese terremotate dal pagamento dei contributi per le assicurazioni sociali (pensione sociale, assistenza sanitaria, mutuo disoccupazione, infortuni). Oggetto dell’esenzione sarà anche il contributo per gli assegni ai bambini voluti dall’attuale partito al comando.

Per le aziende che beneficeranno degli sgravi, si stima che avverrà un alleviamento totale di circa 1 milione di yen (ca. 8,3 mila euro) a dipendente.

Le condizioni per godere della dispensa non sono ancora definite ma dovrebbero incentrarsi sull’impossibilità di pagare lo stipendio a più di metà dei dipendenti, o su una notevole riduzione della paga. Per le imprese non situate nel Tohoku, si dovrebbe guardare alla sofferenza di perdite patrimoniali di almeno il 20%, causate dal disastro.

Comprendendo anche le imprese danneggiate indirettamente, l’obiettivo del Primo ministro Kan è quello di sostenere l’occupazione.

Le luci a LED consumano la metà dell’energia elettrica assorbita da quelle a neon, che in Giappone sono molto diffuse persino nelle abitazioni. Poiché si stima che l’illuminazione attuale incida per circa il 20% sul fabbisogno elettrico totale, il passaggio al LED consentirebbe un sensibile risparmio energetico. Fra le varie misure per la salvaguardia ambientale, il Governo giapponese ha intenzione di far convertire al tipo LED, ed altri a basso consumo, tutte le illuminazioni del paese entro il 2030. Inoltre, a seguito dell’insufficienza nella fornitura di energia elettrica causata dal recente grande terremoto, fra le famiglie e le imprese si sta rafforzando la coscienza del risparmio energetico, quindi è probabile che il passaggio al LED accelererà. Forti di questa previsione, i vari maggiori costruttori di apparecchiature elettriche si stanno organizzando per accaparrarsi la crescente domanda.

Suntory, come altri dei maggiori produttori di bevande giapponesi, da fine aprile adotterà dei comuni tappi bianchi per le bottiglie di PET di acqua minerale e tè, al posto di quelli personalizzati nel colore e nel disegno. Attraverso l’adozione congiunta ci si aspetta un aumento del 10% nel numero di tappi prodotti, attualmente insufficiente a causa dei danni subiti da alcuni produttori. Si tenterà così di alleviare la scarsità di bevande verificatasi dopo il grande sisma. Secondo le stime degli addetti ai lavori, la produzione annuale complessiva ammonterebbe a circa 20 miliardi di tappi.